I disturbi dell’apprendimento 0-6 anni

Volendo parlare di disturbi dell’apprendimento, credo sia necessario fare un po’ di chiarezza per capire cosa siano, quando vengono diagnosticati, come sia possibile riconoscerli, quali siano i segni a cui prestare attenzione.

Parliamo di due grandi categorie: 

– i DSA (Disturbi Specifici del’Apprendimento) che sono tutti i dis-, dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia e spesso vengono diagnosticati dopo la scolarizzazione. Solitamente si arriva alla terza elementare quando è ben chiaro chi abbia imparato a leggere e scrivere correttamente e in buona grafia.

– i disturbi dell’attenzione e della concentrazione vengono riconosciuti anche prima, già alla materna le maestre sono in grado di riconoscerli perché spesso sono accompagnati da iperattività ed è proprio l’iperattività che non permette al bambino di stare fermo e concentrarsi.

L’iperattività è in realtà una iperattivazione del sistema nervoso centrale. Questi bambini hanno bisogno di muoversi come di respirare; per loro non è possibile stare fermi, non sono bambini maleducati.

Nella mia pratica di studio, nel mio lavoro di osteopata, li trovo come un adulto “stressato” . L’adulto si trova con insonnia, colite, gastrite e reflusso, un bambino si agita e qui troviamo il primo segno di riconoscimento: è vivace o è agitato? Catalogarlo come un bimbo maleducato è una semplificazione comoda che mortifica i genitori e soprattutto le mamme che solitamente gestiscono i rapporti con la scuola e le relazioni all’interno delle famiglie.


Un iperattivo in casa…

I disturbi dell’apprendimento, specifici e non, vengono diagnosticati con la scolarizzazione, intorno agli 8 anni, ma i segni sono già presenti molto prima, così come i deficit di attenzione e concentrazione.

Che neonato è stato? Disturbi dell’alternanza sonno-veglia? Coliche? Posizioni viziate del capo? Difficoltà alla suzione? Irrequietezza? Pianto inconsolabile? Attacchi d’ira?

Il parto è sempre un forte stress, una forte fatica per le ossa del cranio e della faccia; se il parto avviene per via vaginale subiranno una compressione e col taglio cesario subiranno un’ espansione, ma in entrambi i casi il rischio è che perdano mobilità.

Cosa intendo!

In osteopatia diciamo che le ossa del cranio si muovano; certo non si possono muovere come il gomito o la spalla, ma devono mantenere una certa indipendenza le une dalle altre e una buona plasticità.

Le ossa del cranio sono ben 23 e costituiscono un contenitore resistete per un contenuto assai prezioso: cervello, cervelletto e gran parte del sistema nervoso centrale (talamo, ipotalamo, amigdala, iposifi, etc), vasi e nervi. La faccia invece ci permette di comunicare col mondo esterno: occhi che si muovono in continuazione grazie alla presenza di sei paia di muscoli che si inseriscono sulle ossa delle orbite (7 per ogni orbita), la bocca con cui mangiamo e parliamo, il naso e le orecchie.

Perché 23 ossa se fosse necessaria solo una calottina, un caschetto che funga come protezione?!

In realtà il contenuto si muove: il cervello pulsa, il sangue arterioso pulsa, il liquido cefalorachidiano scorre, il midollo spinale si muove nel canale vertebrale trascinando con se quella porzione di midollo (allungato) che si continua con le strutture che sono dentro al cranio; tutte quelle “cose” delicate per cui è pericoloso battere la nuca.

Tutti i muscoli del collo si attaccano a queste ossa muovendole.

Insomma! Un sistema molto più complesso di quanto siamo abituati a pensare.

E quando queste ossa perdono parte  della loro plasticità o capacità di movimento, il contenuto sottostante comincia a soffrire. Non parlo di patologia, il cervello sta benissimo, ma la funzione potrebbe esserne disturbata, così come la frattura di una costa non ci permette di respirare bene.

Nella mia esperienza clinica, nel mio lavoro in studio, sono bambini e ragazzi che trovo in una condizione molto simile a quella degli adulti “stressati”.

È un bambino vivace o agitato?

è una differenza sottile ma fondamentale. 

Il bambino vivace riesci a riportarlo su un’attività, se è agitato non può fermarsi, il suo sistema nervoso ha bisogno di muoversi come i suoi polmoni hanno bisogno di respirare: sindrome di attacco e fuga, una condizione che serve in natura ai mammiferi per sopravvivere, quindi la domanda è: perché si sente in pericolo? Perché non si può fidare dell’ambiente intorno a lui? La gazzella che percepisce il pericolo non può brucare, non può convergere lo sguardo su un filo d’erba altrimenti se la mangiano e i bimbi che non riescono a concentrarsi si trovano in questa condizione. Sta a noi adulti capire quando si sono spaventati a partire  dalla gravidanza.

Un altro capitolo importante importantissimo è la postura. È fondamentale per lo sguardo che la testa sia in buon equilibrio sul collo, che gli occhi con i suoi muscoli siano in grado di convergere e fondere l’immagine (ortottica). La bocca è una causa o una conseguenza?

Nella mio pratica di studio, da quando mi occupo di disturbi dell’apprendimento, ho capito che è la “scatola” che non funziona. Occhi-bocca-cranio e contenuto!!!

e quest’ultimo concetto vale anche per i dsa: patologia genetica su base organica che altera la funzione, ma sulla funzione si può lavorare.

Dislessia? Siamo sicuri che riescano a convergere lo sguardo e a fondere l’immagine? Non è solo una questione di decimi di vista; vista e visione sono due funzioni differenti.

Se è vero che le ossa del cranio si muovono, e se è vero che sulla loro faccia interna resta l’impronta della forma del cervello tanto da permettere agli archeologi di datare un cranio fossile, allora non è poi difficile pensare che se un osso non si muove allora il lobo cerebrale sottostante possa avere un deficit di funzione, che se i muscoli della nuca comprimo il passaggio tra cranio e prime vertebre cervicali allora il cervelletto potrebbe avere problemi a gestire il movimento degli occhi (con cui collabora strettamente), della testa ed il lavoro di tutti i muscoli della colonna.

Ed ecco qua: apparecchio, occhiali e ginnastica posturale.  

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